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January 29
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Nervosismo in via Durini bocca chiusa con la stampa, in classifica son primi ma gli scricchiola la rampa!
Che succede perdentino? Hai paura di cadere? Serve sempre l'aiutino? Ti si è stretto un pò il sedere?
Grandi torti hanno subito anche gli altri, l'abbiam letto. Ma il lamento più stordito è del Mancio col ciuffetto:
"Dalla prossima partita partiremo in 10 in campo". Che battuta colorita! L'umorista con lo shampoo!
I fallacci sò evidenti, son palesi le espulsioni Quando i giocatori lenti fan sgambetti o dan spintoni!
Mantenere quella vetta senza aiuti è complicato. Ma al traguardo non c'è fretta se tu gli altri hai decimato!
Or non pianger bambinone che tu vittima non sei. Lo scudetto di cartone (ricordi?) è un regalo degli "Dei"!
Con la Champions ormai alle porte devi solo lavorare. In Europa non sei forte, li' nessun ti può salvare!
(fonte: vecchiasignora.com) | January 26
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Una piccola pericolante casa custodisce una grande storia. Misura pochi metri quadri, ha un unico piano ed è stretta dalle sagome dei vicini palazzi del centro del paese. Porte e finestre sono murate. Negli ultimi giorni del 1944 la guerra non era finita, e nelle frazioni della marina di Nardò, S. Caterina e S. Maria al Bagno, nel campo d’accoglienza allestito dagli anglo-americani cominciavano a giungere i primi profughi ebrei. In poco meno di tre anni ne sarebbero transitati oltre centomila. Alcuni vi passeranno pochi giorni molti altri, la maggioranza, mesi. Il piccolo centro di S. Maria al Bagno contava non più di 400 abitanti in maggioranza pescatori, ma era già una località turistica famosa, con molte seconde case e una fitta schiera di ville. A guerra finita gli alleati requisirono altre case e ville perché dall’Europa nord orientale il flusso dei sopravvissuti all’Olocausto si faceva più intenso e, organizzati dal Congresso Mondiale Ebraico, moltissimi volevano raggiungere la Palestina.
Tra le tante tragiche storie che ognuno di quei profughi provenienti da Austria, Cecoslovacchia, Ungheria, Jugoslavia ma soprattutto dalla Polonia, c’era anche quella avventurosa e fortunata di Zivi Miller (mio zio), ebreo polacco sfuggito al campo di sterminio lanciandosi dal treno in corsa. Anche Miller voleva raggiungere la Palestina, e aspettava il momento propizio. Come raccontano molte delle persone più anziane di S. Maria, gli ebrei ben presto si sistemarono per bene, creando una stabile comunità con tanto di sinagoga (ora c’è il bar Piccadilly), di kibbutz, di mensa e di centro di preghiera per bambini. Il rapporto dei locali con i nuovi arrivati fu molto intenso e felice. Come ulteriore testimonianza di questa lunga e accettata ospitalità nelle carte dell’archivio del comune di Nardò ci sono documentati circa 350 matrimoni. Erano in prevalenza matrimoni tra ebrei che si celebravano prima in Comune e poi in sinagoga. Proprio ad uno di questi risulta come testimone Golda Meyer, futuro primo ministro dello Stato d’Israele. In realtà la presenza di Golda Meyer fu ben più importante e piuttosto costante, svolse per la comunità un importante ruolo di guida politica e a Villa Personé (oggi De Benedittis, dove aveva risieduto fino alla smilitarizzazione del campo anche il comandante degli alleati, un ufficiale inglese probabilmente anche agente del servizio segreto che si chiamava James Bond) incontrava i capi della comunità, le autorità alleate e italiane, e di fatto la villa divenne il Municipio Ebraico e lei una sorta di sindaco, mentre era alla vicina villa vescovile che si fermava, quando era a S. Maria, David Ben Gurion, che come presidente del Congresso Ebraico organizzava anche le partenze dai porti pugliesi delle navi dirette in Palestina.
Questi i protagonisti della grande storia del futuro Stato ebraico passati dalla marina neretina, ma Zivi Miller che faceva, in mezzo a migliaia di sopravvissuti come lui, in attesa di raggiungere la Palestina? Qui il racconto vuole che il giovane ebreo polacco, aiutato da alcuni coetanei, illustrò la storia del suo popolo nelle pitture che fece in una piccola casa del centro di S. Maria. Nei murales affrescati da Miller nel 1946 è narrato il sogno del popolo ebraico ospitato a S. Maria (ma il concetto è ovviamente più universalistico) di raggiungere la Palestina: un ponte umano dal Salento giunge fin dentro la stella di David.
Ma come tutti i progetti anche questo prevede un nemico, che Miller raffigura nei soldati inglesi a guardia delle frontiere dei territori agognati, soldati che sbarrano la strada a una giovane madre con bambini al seguito.
Man mano tutti gli altri ospiti del campo d’accoglienza, eludendo la sorveglianza inglese, partirono alla volta di Israele lasciando alla memoria la custodia dei mesi trascorsi sulla costa salentina: fu qui che molti ebrei videro il mare per la prima volta, altri impararono a nuotare, qualcuno a pescare.
Molti anni sono passati e le tracce di quel passaggio vanno scomparendo, ma non dobbiamo dimenticare dove ci ha portati la follia di alcuni uomini...
| January 21
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Mi alzo al mattino
con una nuova illusione,
prendo il 109 per la rivoluzione,
e sono soddisfatto,
un poco saggio un poco matto,
penso che fra vent'anni
finiranno i miei affanni.
Ma ci ripenso però,
mi guardo intorno per un po’
e mi accorgo che son solo,
in fondo è bella però
è la mia età e io ci sto…
Si dice che in America
tutto è ricco tutto è nuovo,
puoi salire in teleferica
su un grattacielo e farti un uovo,
io cerco il rock'n'roll
al bar e nei metrò,
cerco una bandiera diversa
senza sangue sempre tersa.
Ma ci ripenso però,
mi guardo intorno per un po’
e mi accorgo che son solo,
in fondo è bello però,
è il mio Paese e io ci sto…
Mi dicono alla radio
statti calmo statti buono
non esser scalmanato
stai tranquillo e fatti uomo
ma io con la mia guerra
voglio andare sempre avanti,
e costi quel che costi la vincerò
non ci son santi.
Ma ci ripenso però,
mi guardo intorno per un po’
e mi accorgo che son solo,
ma in fondo è bella però
è la mia guerra e io ci sto…
Cerco una donna
che sia la meglio,
che mi sorrida al mio risveglio
e che sia bella come il sole d'agosto
intelligente si sa,
ma in fondo è bella però
è la mia donna e io ci sto... | January 13
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Ieri mentre facevo "pulizia" nel mio cellulare e cancellavo i messaggi inutili, ne ho trovato uno che mi è stato mandato lo scorso aprile: "gli anni passano, le cose cambiano, gli amici veri restano...". Chi me lo ha mandato aveva perfettamente ragione: solo gli AMICI VERI restano...
| January 06
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Com’è la nostra generazione, quella dei nati alla fine degli anni 70’, inizio anni 80’? Noi non abbiamo fatto la Guerra, né abbiamo visto lo sbarco sulla luna, non abbiamo vissuto gli anni di piombo, né abbiamo votato il referendum per l'aborto. Per non aver vissuto direttamente il '68 ci dicono che non abbiamo ideali, mentre ne sappiamo di politica più di quanto credono e più di quanto sapranno mai i nostri fratelli minori e discendenti. Babbo Natale non sempre ci portava ciò che chiedevamo, però ci sentivamo dire, e lo sentiamo ancora, che abbiamo avuto tutto, nonostante quelli che sono venuti dopo di noi sì che hanno avuto tutto, e nessuno glielo dice. Siamo l'ultima generazione che ha imparato a giocare con le biglie, a saltare la corda, a giocare a lupo, a un-due-tre-stella, e allo stesso tempo i primi ad aver giocato coi videogiochi, ad essere andati ai parchi di divertimento o aver visto i cartoni animati a colori. Abbiamo indossato pantaloni a campana, a sigaretta, a zampa di elefante e con la cucitura storta; la nostra prima tuta è stata blu con bande bianche sulle maniche e le nostre prime scarpe da ginnastica di marca le abbiamo avute dopo i 10 anni. Andavamo a scuola quando il 1 novembre era il giorno dei Santi e non Halloween, quando ancora si veniva bocciati, siamo stai gli ultimi a fare la Maturità in 60esimi e i pionieri del 3+2. Siamo stati etichettati come Generazione X e abbiamo dovuto sorbirci Sentieri e i Visitors, Twin Peaks e Beverly Hills. Abbiamo pianto per Candy Candy, abbiamo riso con Spank, ballato con Heather Parisi, cantato con Cristina D'Avena e imparato la mitologia greca con Pollon. Siamo una generazione che ha visto Maradona fare campagne contro la droga. Siamo i primi ad essere entrati nel mondo del lavoro come Co-co-co e quelli per cui non gli costa niente licenziarci. Abbiamo imparato che cos'è il terrorismo, abbiamo visto cadere il muro di Berlino, siamo state le più giovani vittime di Cernobyl; quelli della nostra generazione l'hanno fatta la guerra (Kosovo, Afghanistan, Iraq, ecc.). Abbiamo imparato a programmare un videoregistratore prima di chiunque altro, abbiamo giocato a Pac-Man, e credevamo che internet sarebbe stato un mondo libero. Siamo la generazione di Bim Bum Bam, di Clementina e il Piccolo Mugnaio Bianco e del Drive-in. Siamo la generazione che andò al cinema a vedere i film di Bud Spencer e Terence Hill. Ci siamo emozionati con Superman, ET o Alla Ricerca dell'Arca Perduta. Bevevamo il Billy e mangiavamo le Big Bubble, ma neanche le Hubba Bubba erano male; al supermercato le cassiere ci davano le caramelline di zucchero come resto. Siamo la generazione di Crystal Ball ("con Crystal Ball ci puoi giocare..."), delle sorprese del Mulino Bianco, dei mattoncini Lego a forma di mattoncino, dei Puffi, i Voltrons, Magnum P.I., Holly e Benji, Mimì Ayuara, l'Incredibile Hulk, Yattaman, Iridella, He-Man, Lamù, Creamy, Kiss Me Licia, Ransie la strega, il Mago Pancione, Gigi la trottola, I Barbapapà, i Mini-Pony, le Micro-Machine, Big Jim e la casa di Barbie di cartone. La generazione che ancora si chiede se Mila e Shiro alla fine vanno insieme. Guardandoci indietro è difficile credere che siamo ancora vivi: viaggiavamo in macchina senza cinture, senza seggiolini speciali e senza air-bag. Non avevamo porte con protezioni, armadi o flaconi di medicinali con chiusure a prova di bambino. Andavamo in bicicletta senza casco né protezioni per le ginocchia o i gomiti. Le altalene erano di ferro con gli spigoli vivi e il gioco delle penitenze era bestiale. Non c'erano i cellulari. Andavamo a scuola carichi di libri e quaderni, tutti infilati in una cartella che raramente aveva gli spallacci imbottiti, e tanto meno le rotelle. Magiavamo dolci e bevevamo bibite, ma non eravamo obesi. Ci attaccavamo alla stessa bottiglia per bere e nessuno si è mai infettato. Non avevamo Playstation, Nintendo 64, videogiochi, 99 canali televisivi, dolby-surround, cellulari, computer e Internet, però ce la spassavamo tirandoci gavettoni e rotolandoci per terra tirando su di tutto; bevevamo l'acqua direttamente dalle fontane dei parchi, acqua non imbottigliata. Abbiamo avuto libertà, fallimenti, successi e responsabilità, e abbiamo imparato a crescere con tutto ciò. E se anche tu sei uno di noi…
Almeno una volta nella vita ti sei chiesto cosa fosse di preciso un "razzomissile" e come funzionassero i "circuiti di mille valvole";
Almeno per una volta ti sei chiesto per quale misteriosa legge fisica, Mimì riuscisse a far scomparire il pallone e a farlo riapparire a cazzo sul campo di pallavolo, e sempre rigorosamente dentro la linea;
Ti sei chiesto almeno una volta quanto fosse alta la rete del suddetto campo;
O quanto fosse lungo il campo di Holly e Benji dal momento che si vedeva la linea dell'orizzonte;
Ti ricordi di Licia Colò che, al posto di parlar con gli orsi bianchi, parlava coi cani rosa;
Ti ricordi di quando Gerry Scotti era ancora un dj;
Hai ballato almeno una volta Reality (del tempo delle mele) a distanza di sicurezza e sotto la sorveglianza di insegnante o genitore che sia;
Ti sei incazzato almeno una volta perchè tua madre non ti ha comprato l'Allegro Chirurgo;
Ricordi quando le Barbie non subivano ancora mutazioni genetiche bagnandole con l'acqua calda o fredda;
Ti ricordi di giocattoli geniali come il Forno Harbert, la Macchina per lo zucchero filato Harbert, la Gelatiera Harbert, la Macchina dei popcorn Harbert;
Il tuo idolo a colazione era un malato di mente romanista con il fantasioso nome di Mago Galbusera;
Non sei mai riuscito a completare il Cubo di Rubik;
Baravi staccando le etichette colorate del Cubo di Rubik;
Oppure baravi staccando i cubetti del Cubo di Rubik perché le etichette non si incollavano più;
Ti ricordi quando le sorpresine non erano dentro gli ovetti, ma nelle merendine, e non si collezionavano, si perdevano;
Ti ricordi quando al piccolo Mugnaio Bianco, Clementina dava il due di picche;
Ti ricordi quando a scuola si spacciavano le gomme profumate;
Ogni volta che pigli un traghetto ti viene in mente Gopher e ti metti sul ponte a canticchiare: "...mare profumo di mareeee, con l'amore io voglio giocareeee...";
Hai creduto almeno una volta in vita tua che i Righeira fossero davvero fratelli;
Ti ricordi quando Paolo Rossi era ancora il nome di un calciatore;
Ed infine... sei in grado di completare la seguente frase:"...arriva presto, finisce presto e di solito non pulisce il...".
Questa è la nostra storia... |
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